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Tempi certi per le correzioni a tutti gli studi di settore in vigore per tenere conto della crisi economica e un intervento per mitigare gli effetti sul contribuente dell'onere della prova negli accertamenti basati su questi strumenti di individuazione dei ricavi di piccole imprese, lavoratori autonomi e professionisti, in condizioni di normalità economica.
È in questi termini che si va profilando l'intervento per attenuare l'impatto degli studi di settore sulle categorie in sede parlamentare durante il confronto per la conversione in legge del Dl anti-crisi (185/2008). E si tratterà – come ricorda il sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora – di un intervento riservato a tutti gli studi di settore in vigore e non solo ai 69 validati per il 2008.
L'impegno incrocia due diverse esigenze: quella di non creare difficoltà fiscali ai contribuenti che già soffrono la crisi economica, ma anche quella di evitare crolli del gettito per le casse dello Stato. Un equilibrio difficile, visto che il Governo è anche alle prese con il reperimento di risorse per gli ammortizzatori sociali. Massimo Corsaro, relatore per la commissione Bilancio al provvedimento, spiega: «In questo momento stiamo facendo un bilancio dei possibili interventi: dal bonus energia alla riscossione e all'accertamento. E certamente stiamo ragionando anche sugli studi, e l'aspetto legato all'onere della prova sicuramente ci vede sensibili».
Per Maurizio Leo (Pdl), presidente della commissione bicamerale per l'anagrafe tributaria, un intervento possibile sarebbe quello di consentire un'attenuazione del valore probatorio degli studi: «Si potrebbe intervenire per riconoscere agli studi, anche dopo la loro revisione il valore di presunzione semplice, da supportare con ulteriori elementi. Questo intervento potrebbe essere anche riservato ai soli settori in cui la crisi è in atto». E Maurizio Fugatti (Lega) afferma: «Occorrerebbe sterilizzare gli effetti degli indicatori di normalità economica. Ma il Parlamento deve dire la sua anche sui tempi delle revisioni in atto, che adesso il Dl 185 non fissa in alcun modo. In realtà gli studi andrebbero congelati per il 2008, anche se è difficile, poiché ci sarebbero problemi di cassa per lo Stato. Poi occorrerebbe tornare alla regola del due su tre per gli accertamenti».
Dall'opposizione sullo stesso tenore si esprime anche Alberto Fluvi (Pd) per il quale «la norma del decreto 185 non fissa nessun termine per la revisione, mentre invece una data andrebbe indicata e non può essere troppo in là nel tempo: si potrebbe pensare verso febbraio. E poi – continua – occorrerà lavorare sul concetto di inversione dell'onere della prova, anche perché gli studi sono tarati come minimo su dati del 2006, molto diversi dalla situazione 2008».
Sulla brevità dei tempi Giampietro Brunello, amministratore delegato della Società per gli studi di settore, conferma che entro febbraio saranno raccolti tutti i dati per la verifica della situazione di crisi, per arrivare entro marzo ai correttivi che in via di principio possono riguardare tutti gli studi di settore oggi applicabili. Alla Sose, infatti, stanno pianificando i tempi di acquisizione delle notizie dalle banche dati esterne, ma anche direttamente dai contribuenti, con l'invio di un questionario concordato con le categorie come anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore. La Commissione di esperti in cui si confrontano le categorie soggette agli studi e l'amministrazione finanziaria, poi, entro il prossimo mese di marzo ha già programmato la correzione degli studi per tener conto della congiuntura. E lo stesso documento della Commissione approvato giovedì scorso (si veda «Il Sole 24 Ore» del 12 dicembre 2008) ha espresso l'astensione sul valore probatorio degli studi sul 2008.
L'intervento parlamentare, quindi, si va profilando come una copertura legislativa, ma anche un'azione di vigilanza su quanto in atto in sede amministrativa.
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