Tremonti:

«Federalismo fiscale: una riforma storica»

Sì unanime del Consiglio dei ministri al disegno di legge sul federalismo fiscale. «Fare il federalismo fiscale, con la costituzione vigente - ha sottolineato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - era per il governo un obbligo. La costituzione riformata con il titolo quinto presuppone il federalismo fiscale». Una riforma che Tremonti ha definito storica: importante che si sia arrivati a un testo condiviso da tutte le autonomie locali. Soddisfatto il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. «Con oggi si passa da un federalismo irresponsabile a uno responsabile». Per il ministro del Carroccio il consenso ottenuto ieri in conferenza Unificata da tutto il sistema delle autonomie è stato straordinario. «Questa costruzione dal basso è la strada giusta e ha dato i frutti migliori. Il dialogo continuerà a tutti i livelli». Ora si punta a costruire una banca dati condivisa. «Non esistono numeri di destra o di sinistra, del Governo o delle Regioni - ha sottolineato Tremonti - adesso bisogna costruire una banca dati condivisa». Sui numeri della banca dati «si faranno poi le scelte». La decisione di fissare a 24 mesi il limite per scrivere i decreti delegati del federalismo fiscale può sembrare un tempo apparentemente lungo, ha detto Tremonti, ma in realtà é un tempo saggio. Ora inizia il lavoro del Parlamento. Sul disegno di legge si é lavorato fino a tarda notte per trovare un accordo con la Conferenza delle Regioni e l'Anci. Ieri in serata Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni, aveva convocato la Conferenza unificata Stato-Regioni, dopo un rinvio pomeridiano dovuto alle divergenze su alcuni punti del disegno di legge sul federalismo. Un colloquio tra il premier Silvio Berlusconi e Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell'Anci, era servito a sciogliere le incomprensioni e ad avvicinare le posizioni. Varato anche un decreto legge con disposizioni urgenti per il riequilibrio economico-finanziario delle regioni e degli enti locali che mette a disposizione dei Comuni circa 1,5 miliardi di euro per compensare l'abolizione dell'Ici, le modifiche all'Ici rurale per il 2007 e il 2008 e il taglio dei costi della politica. Il Consiglio dei ministri ha approvato anche l'emendamento su Roma Capitale atteso da tempo. Il documento siglato da Governo e Comuni prevede, infatti, risorse per i Comuni per circa 1,5 miliardi di euro. L'integrazione della quota di competenza dell'Ici sulla prima casa per il 2008 è quantificata in 260 milioni di euro e sarà finanziata attraverso la riduzione di altre voci di spesa. L'integrazione dell'Ici rurale 2007, già finanziata nel bilancio di assestamento dello Stato 2008, ammonta a 585 milioni di euro. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri rideterminerà la quota convenzionale di competenza dell'Ici rurale 2008, attuando quanto già previsto dalla legge finanziaria e quindi senza oneri aggiuntivi per il bilancio pubblico (circa 700 milioni circa di euro). Previsti inoltre interessi passivi a carico dello Stato fino a un massimo di 6 milioni di euro sulle anticipazioni di tesoreria per l'Ici rurale 2008. Il documento stabilisce inoltre che il presidente del Consiglio «valuterà con l'Anci le risultanze dei lavori del tavolo istituito presso la Conferenza Stato-città per la verifica dei risultati dei bilanci comunali».